Festa di Sant'Agata | Ricetta Cassatelle di Sant'Agata

La Festa di Santa Agata è stata inserita dall Unesco nella lista dei beni antropologici patrimonio dell'umanità ed attira ogni anno milioni di persone nei tre giorni di culto, diventati ormai quattro, una delle feste patronali più belle al mondo. Si possono anche gustare buonissime specialità, come le dolci olivette, le Aliveddi ri Sant Aita. Scopri la storia, le tradizioni della Festa di Santa Agata e la ricetta, tipica siciliana, di li minne di Santa Agata, li Minnuzzi ri Sant Aita, una vera bontà.

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 Festa di Sant'Agata | Ricetta Cassatelle di Sant'Agata patrona catania busto reliquie picciridda oro festa 5 febbraio 17 agosto
Catania, il 5 Febbraio, festeggia la sua Santa Patrona, Sant'Agata, con tre giorni di culto, dal 3 al 5 Febbraio, ricchi di folclore, devozione e tradizione, che attirano ogni anno milioni di persone e che da un po' di tempo finiscono la mattina del 6 Febbraio.
Una delle feste patronali più belle al mondo.
La Festa di Sant'Agata, per la sua bellezza, è stata inserita dall'Unesco nella lista dei beni antropologici patrimonio dell'umanità.
Il primo giorno c'è l'offerta delle candele: secondo la tradizione popolare, i ceri donati devono essere alti o pesanti tanto quanto la persona che chiede la protezione.
Undici candelore, grossi ceri che rappresentano corporazioni o mestieri, sono portate in corteo assieme a due carrozze settecentesche (appartenute al senato che governava la città).
La giornata finisce con fuochi d'artificio nella Piazza Duomo.
Il secondo giorno, il 4 Febbraio, c'è l'emozionante incontro della città con la Santa Patrona: nelle prime ore del mattino, i devoti, indossando il tradizionale sacco (un camice votivo di tela bianca, lungo fino alla caviglia e legato alla vita con un cordoncino), berretto di velluto nero e guanti bianchi, sventolano fazzoletti bianchi, stirati a fitte pieghe.
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Sull'abbigliamento dei devoti sono state formulate molte ipotesi: si dice che sia la "camicia da notte" indossata dai catanesi nel 1126, quando corsero incontro alle reliquie di Sant'Agata, che Gilberto e Goselmo avevano riportato da Costantinopoli; in realtà la tunica bianca è un "saio penitenziale", di colore bianco per rappresentare la purezza, il berretto nero (la scuzzetta) indica il capo cosparso di cenere in segno di umiltà e sottomissione, il cordone rappresenta la castità, i guanti bianchi sono in segno di rispetto per la purezza della Santa e il fazzoletto è per l'esultanza.
Dagli anni '80, anche le donne indossano il "sacco", spesso di colore verde in ricordo di quello che Sant'Agata avrebbe indossato il giorno del suo Martirio.
Tre persone diverse, il tesoriere, il cerimoniere e il priore del capitolo della cattedrale, conservano le chiavi necessarie per aprire il cancello di ferro che protegge le reliquie in cattedrale: non appena la terza chiave toglie l'ultima mandata al cancello, dove è custodito il Busto, è aperto il sacello e così il viso sorridente di Sant'Agata può essere rivisto da un tripudio di fedeli.
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Il Busto di Sant'Agata, splendido in oro e gemme preziose, racchiude parti delle reliquie di Sant'Agata (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni), mentre braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il velo sono posti dentro uno scrigno all'interno di reliquiari.
Il Busto è issato sul fercolo di argento rinascimentale, foderato di velluto rosso.
Prima di lasciare la Cattedrale, è celebrata la solenne "Messa dell'Aurora".
Il fercolo, pesantissimo (vuoto, pesa 17 quintali, più il Busto, lo Scrigno e il carico di ceri arriva a pesare circa 30 quintali), è portato in processione nei luoghi che ricordano la storia della "Santa e picciridda" e il suo Martirio; il duomo, i luoghi del martirio con sosta fatta alla "marina": da questo luogo i catanesi videro partire le reliquie della Santa che erano state trafugate nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace che se li portò a Costantinopoli, dove rimasero per 86 anni.
Il 17 Agosto i catanesi festeggiano il ritorno a Catania delle reliquie di Sant'Agata.
Un'altra sosta è fatta alla colonna della peste, in ricordo del miracolo di Sant'Agata che nel 1743 salvò Catania dalla tremenda epidemia.
Durante la processione, tra i devoti vestiti con il sacco, una voce invita a osannare la Santa e urlando, quasi a perdere la voce:

  • Prima voce: "Citatini evviva S.Aita"
  • Tutti gli altri: "Citadini... citadini..."
  • (prima voce): "Semu tutti devoti tutti?"
  • (gli altri): "Evviva S.Aita!"
  • la prima voce ripete): "Citadini..."
  • (gli altri ripetono): "Evviva S.Aita!"

Dall'iscrizione impressa sulla tavoletta stretta dalla mano sinistra di Sant'Agata nel Busto reliquiario:
« Je taliatila che bedda , Javi du occhi ca parunu stiddi, e na ucca ca pari na rosa. Semu tutti devoti tutti? »
(Traduzione:Guardate com'è bella! Ha occhi che sembrano stelle, e una bocca che sembra una rosa! Siamo tutti devoti tutti?).

Storia di Sant'Agata

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La dolorosa storia di Sant'Agata, purtroppo non è anacronistica ma, come le quotidiane cronache riportano, la violenza subita da tantissime donne che rifiutano legittimamente un uomo per le più svariate ragioni, è sempre in continuo aumento.
In questo giorno dedicato alla Santa Martire, non si può non pensare alle tantissime vittime del femminicidio commesso per mano di uomini crudeli e senza scrupoli.
Questa la storia della breve vita di Agata...
Nata a Catania nel 235 d.C., (secondo alcuni studiosi era di origini palermitane), apparteneva a una famiglia nobile; fin da giovanissima Agata consacrò la sua vita a Dio, diventando diaconessa. Istruiva e preparava i giovani ai sacramenti del battesimo, della Prima Comunione e della Cresima e alla fede cristiana in generale.
A Catania, tra il 250 e il 251 arrivò il proconsole Quinziano che, per fare rispettare l'editto dell'imperatore Decio, faceva rinnegare pubblicamente a tutti i cristiani, la propria fede. Secondo la tradizione, Quinziano s'invaghì di Agata e anche a lei ordinò di rinnegare la sua fede; al rifiuto deciso della ragazza, Quinziano, prima trascinò Agata in ritrovi dionisiaci e relative orge, allora molto diffuse a Catania, cercando di corrompere moralmente Agata che contrappose a tale violenza la sua profonda fede in Dio. Poi passò alla violenza fisica: la giovane fu fustigata e subì lo strappo delle mammelle con delle tenaglie. Secondo la tradizione, San Pietro, visitò la sua cella e, rassicurandola, le risanò le ferite. Alla fine fu sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. Il 5 Febbraio del 251, Agata morì nella sua cella.
La processione finisce a tarda notte con il rientro del fercolo alla Cattedrale.
La mattina del 5 Febbraio è celebrata la messa del Pontificale presso la Cattedrale, mentre il Busto di Sant'Agata rimane esposto; poi nel pomeriggio i devoti lo portano in un'ultima processione in un lungo percorso all'interno della città e che si finirà nella tarda mattinata del 6 Febbraio.
Festa di Sant'Agata | Ricetta Cassatelle di Sant'Agata olive santa agata dolci pasta di mandorla verdi Molte specialità gastronomiche sono preparate il giorno della Festa di Sant'Agata, soprattutto dolci come li Aliveddi e li Minnuzzi ri Sant'Aita (mammelle di Sant'Agata), la cui forma è legata al martirio e alle torture subite dalla Santa.

  • Aliveddi ri Sant'Aita: sono le olivette, dolci fatti di pasta di mandorle, di colore verde e dalla forma caratteristica delle olive; esiste una variante, dove le olivette sono ricoperte di cioccolato. Si narra che, Sant'Agata, mentre era in fuga dai soldati di Quinziano, si chinò per allacciarsi un calzare; nello stesso istante vide sorgere davanti a sé una pianta di olivo selvatico che la nascose dai soldati e le diede frutti per sfamarsi.
  • Minnuzzi ri Sant'Aita: chiamate anche minnuzzi ri Virgini o cassatelle di Sant'Agata, dolce tradizionale catanese preparato per festeggiare il giorno della Santa e consumato a coppia per assicurare la protezione della Santa al proprio seno.

Ecco come si preparano li

Minnuzzi ri Sant'Aita

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Ingredienti per 12
Per la pasta

  • 600g di farina
  • 150g di zucchero a velo
  • 120g di strutto
  • 1 bustina di vanillina
  • 2 uova

Per il ripieno

  • 500g di ricotta di pecora
  • 80g di zucchero
  • 100g di gocce di cioccolato
  • 100g di frutta candita (cedro.zucca-arancia)

Per la glassa

  • 350g di zucchero a velo
  • 2 cucchiai di succo di limone
  • un pizzico di sale
  • 2 albumi pastorizzati
  • stampini (piccoli per zuccotti)

Preparazione

  1. Tagliate lo strutto a pezzetti e lavoratelo con le mani insieme alla farina. Non appena saranno ben amalgamati, aggiungete le uova, la vaniglia e impastate molto velocemente. Il composto dovrà essere soffice ed elastico. Coprite con pellicola trasparente e lasciate riposare in frigo per 45 minuti.

  2. Nel frattempo preparate il ripieno
    In una ciotola mettete la ricotta con lo zucchero e lavorate con una frusta o frullatore, fino a ottenere una crema liscia e senza grumi; aggiungete i canditi e le gocce di cioccolato. Lasciate riposare in frigo per un'ora circa.

  3. Preparate la glassa
    Montate parzialmente gli albumi con un pizzico di sale; aggiungete lo zucchero, il succo di limone e continuate a mescolare finché la crema diventerà bianca, lucida e spumosa.
  4. Riprendete l'impasto dal frigo, aiutandovi con un mattarello, stendete una sfoglia sottile su un piano da lavoro e ritagliate dei dischi nella dimensione adatta agli stampi che avete scelto.

  5. Foderate gli stampini, già imburrati e infarinati, con i dischi di pasta; riempite la cavità con il ripieno di ricotta e chiudete il tutto con dischi di pasta più piccoli, premendo leggermente i bordi, facendo attenzione che il ripieno non fuoriesca.

  6. Mettete gli stampini in forno statico, caldo a 200°C, per circa 30 minuti: i dolci devono essere diventare dorati in superficie. Trascorso il tempo, sfornate i dolci e lasciateli raffreddare completamente prima di sformarli, altrimenti il ripieno non reggerà.

  7. Non appena saranno fredde, sformate li "minnuzzi" e mettetele su una gratella: versate, lentamente, sopra di ognuna di loro, la glassa che avete preparato in precedenza; lasciate asciugare sulla gratella in modo che la glassa in eccesso possa cadere giù, quindi decorate con una ciliegia candita.

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A questo dolce, diffuso in tutta la Sicilia, la scrittrice siciliana Giuseppina Torregrossa ha dedicato un intero libro, "Il conto delle minne". Ecco cosa scrive nel suo libro:
"La decorazione era una fase particolarmente delicata e io percepivo tutta la solennità del momento. Le cassatelle dovevano assomigliare a seni veri, altrimenti correvamo il rischio di scontentare la santa che, suscettibile com'era, avrebbe potuto toglierci la sua protezione. La nonna si metteva gli occhiali, apriva le persiane per far entrare più luce, poggiava una ciliegina, si allontanava un poco dal tavolo e controllava he fosse centrata bene...".
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